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Il film Juste la Fin du Monde: il mondo in uno sguardo

Il poster del film Juste la Fin du Monde
Il poster del film Juste la Fin du Monde

Xavier Dolan e il suo cinema viscerale e travolgente, vincono il Grand Prix a Cannes 2016. Ci sono voluti giorni prima di riuscire a metabolizzare il suo nuovo lavoro, Juste la fin du Monde. Una prova importante perché attinge a un testo non semplice (di Jean-Luc Lagarce), perché tratta un tema difficile da portare su grande schermo senza usare un fiume di parole, perché è la quinta prova dietro la macchina da presa di un ragazzo che non esce da una blasonata scuola, ma ha solo talento da vendere e, in molti, vorrebbero vederlo crollare. Dolan invece, ancora una volta, trionfa perché ha le idee chiare e molta determinazione, soprattutto riesce a cogliere tutte le sfaccettature dell’animo umano. Sa cosa, come e quando pensiamo e sa farci riprovare quelle emozioni attraverso le immagini. Poco importa se siamo coscienti di essere difronte a un’opera di finzione, se c’è lui in regia non avremo scampo: soffriremo, rideremo e piangeremo.

Se con Mommy pesavamo avesse raggiunto la maturità, ci sbagliavamo: con Just la fin du Monde si addentra in una storia intensa, in cui il silenzio ci toglie il respiro e i litigi ci fanno venire voglia di urlare sino allo sfinimento. Se in Mommy ci concedeva il lusso di momenti in cui prendere una boccata di ossigeno e sperare, in Just la fin du Monde questo privilegio non è più concesso. Siamo protagonisti, siamo come uno spettro che non riesce o non vuole andarsene, in ogni momento sappiamo cosa sta per accadere e riconosciamo le insofferenze, le paure e i silenzi, appunto, quei silenzi che saranno grevi, infiniti, dolorosi.

Juste la Fin du Monde - Photo: Shayne Laverdière, courtesy of Sons of Manual
Juste la Fin du Monde – Photo: Shayne Laverdière, courtesy of Sons of Manual

L’incomunicabilità e il risentimento o, forse, solo il timore di crollare sotto il peso delle troppe richieste di amore domineranno la giornata di Louis (Gaspard Ulliel, visto a Cannes nel 2014 con Saint Laurent), scrittore trentenne che rincasa dopo 12 anni di assenza spinto dalla necessità: deve/ vuole fare di persona un annuncio fondamentale e tremendo. Una volta arrivato a destinazione troverà un muro insormontabile: sarà un’esplosione di rancore, voglia di quell’attenzione mai ricevuta, di sentimento represso; in lui, invece, saranno il dubbio, l’indecisione, la paura a impossessarsi di ogni fibra sino a paralizzarlo. E noi? Totalmente rapiti rimaniamo in attesa, scrutiamo, entriamo in tutte quelle teste, captiamo i pensieri, sentiamo il peso degli sguardi, l’odore dell’aria rarefatta dalle sigarette, cerchiamo senza successo di uscire e scappare da quella trappola che schiaccerà tutti e strazierà il nostro cuore.

Con i film di Dolan è così: vieni trascinato dentro lo schermo e solo lui è in grado di decidere quando lasciarti andare, non puoi essere un mero spettatore, le parole, le ansie, le grida di tutti ti stordiscono e vorresti correre lontano invece, impotente, rimani dove sei e vivi quel dramma con tutto te stesso.

Juste la Fin du Monde - Photo: Shayne Laverdière, courtesy of Sons of Manual
Juste la Fin du Monde – Photo: Shayne Laverdière, courtesy of Sons of Manual

Juste la fin du Monde è tratto da una pièce teatrale, si svolge in una stanza, attorno a un tavolino da caffè e poco altro. Ma il luogo non è importante, il mondo è tutto negli occhi dei cinque magnifici interpreti – difronte a Ulliel ci sono Nathalie Baye, Vincent Cassel, Marion Cotillard e Léa Seydoux, uno più bravo dell’altro – che alla fine ci illudiamo stiano parlando anche a noi.

A Cannes quest’anno hanno trionfato gli esseri umani e il cinema vero, quello che ti fa emozionare, sospirare, sognare.

Vissia Menza

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