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AMER / LACRIME DI SANGUE: Gli incubi visionari di Cattet & Forzani

Recensione di AMER / LACRIME DI SANGUE gli horror del duo Cattet – Forzani ora in DVD

La copertina del doppio DVD di Amer e Lacrime di Sangue di Midnight Factory
La copertina del DVD di AMER e LACRIME DI SANGUE di Midnight Factory

I nomi di Hélène Cattet e Bruno Forzani non sono esattamente i più noti e chiacchierati della scena horror contemporanea, ma la coppia (in arte e nella vita) francese è senza dubbio una delle realtà più interessanti e originali degli ultimi anni.

Con due inconsueti lungometraggi all’attivo, intervallati dalla partecipazione al progetto antologico The Abcs Of Death (2012), Cattet & Forzani si sono guadagnati grandi poteri come la benedizione di Quentin Tarantino (che ha inserito il loro primo film, Amer, tra i suoi preferiti di sempre) e grandi responsabilità come quella di portavoce ufficiosi del “giallo postmoderno”.
Ecco arrivare finalmente anche in Italia un curatissimo cofanetto (by Midnight Factory), uno scrigno che contiene la double feature composta dall’esordio fulminante di Amer (2009) e il successivo e più maturo ed elaborato Lacrime Di Sangue (2013), perfetta per esplorare il cinema allucinato e perturbante dei due registi.

Partendo dai novanta minuti di Amer, un trittico eterogeneo di incubi nella vita della bella protagonista Ana: l’infanzia, l’adolescenza e la maturità della donna sono accomunate dall’oscurità di un abisso che cresce con lei.
L’”amaro-amore” insito nel titolo francofono è ambivalente come il mix di erotismo e violenza della vita di Ana, la nera inquietudine che accomuna le tre fasi del film è un demone solo accennato, ma spaventosissimo.
Amer è un grande esordio nel segno della follia, un viaggio da incubo che comincia omaggiando le atmosfere e i cromatismi di Suspiria per poi sfociare in un’esperienza estrema di voyeurismo soprannaturale che lascia tremendamente disorientati.
I pazienti Cattet e Forzani denotano un’ossessione per i colori primari, i primissimi piani, dettagli corporei, bulbi oculari e pupille sgranate: i sintomi, bellissimi nell’estetica, si manifestano con una regia superlativa ed un montaggio non convenzionale.
Amer esplora meandri sensoriali profondissimi, cambiando registro tre volte ma mantenendo una sua precisa e allucinata identità: le parole del film sono pochissime, ma suoni e visioni stritolano le viscere. E’ un cinema d’orrore elegante, sofisticato e ipnotico; talvolta rallentato, nella fase centrale c’è qualche piccolo intoppo, ma sono problemi impalpabili rispetto a quel macabro incanto che resta addosso dopo la visione. Il violento finale, che torna ad accarezzare Argento, è sublime.

 

Nonostante l’exploit all’esordio, è facile immaginare la paura di Cattet – Forzani di essere liquidati (o incasellati) come i nipotini hipster di Dario Argento, i deputati a tappare comme ci comme ça i buchi di una generazione orfana di maestri e di riconoscenza.
Ci vogliono dunque 4 anni e una buona dose di incoscienza per partorire Lacrime Di Sangue, che di Amer è un ideale proseguimento e, ancor più importante, un sensibile innalzamento (o un’ulteriore discesa negli inferi?) di tutto quello che era il film precedente.

Il secondo film del duo francese è un viaggio onirico nell’iperspazio della morbosità, declinata meravigliosamente sia nell’eros che nel thanatos: con una narrazione nettamente meno acerba e naif di Amer, i registi disturbano e seducono con un giallo fatto di dettagli, sospiri e visioni di raro magnetismo. Cattet e Forzani rinnovano il loro feticismo oculare, sotto luci rosso-verdi che riportano ancora una volta al Darione nazionale, ma non solo.
La spirale psicotica di Dan (l’ottimo attore danese Klaus Tange), disperato uomo alla ricerca della moglie scomparsa, segue le rampe di scale di un claustrofobico palazzo abitato da insidiosi, luciferini condomini: Polanski, sei tu?
Lacrime Di Sangue è un racconto che nasce e muore sotto forma di elegante enigma, un orrore corporale dalla classe cristallina e sangue e lacerazioni “profonde rosse”.
Anche la ricerca sonora è da accademia: Morricone, Nicolai, Ortolani e Fidenco parlano di noi e di un passato venerabile.
La macchina da presa circonda, stringe e strozza: il disorientamento è totale e seducente, ma se cercate una trama limpida e lineare, allora scappate finché potete!
Anzi, a voler trovare un difetto al bellissimo, duplice affresco qui discusso, si potrebbe dire che il puzzle è talvolta nebuloso, un po’ ridondante alla lunga, che si concede qualche tappa per contemplarsi nel suo (indiscutibile) magnetismo.

E se alla fine della sanguinaria, delirante maratona di Amer/Lacrime Di Sangue avete ancora fiato, occhi e cuore per un’ulteriore dose di angoscia, i ricchi extra vi regalano il terzo cortometraggio dei registi, “La Fin De Notre Amour” (anno 2003), e “Ana”, remix videomusicale di Amer, una rivisitazione del film in trenta minuti che è musica per le orecchie di Richard Kern e dei suoi seguaci.

Luca Zanovello

 

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