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THIS BEAUTIFUL FANTASTIC, una favola strampalata

Recensione di THIS BEAUTIFUL FANTASTIC, il nuovo film di Simon Aboud al cinema dall’11 maggio 2017.

Poster di THIS BEAUTIFUL FANTASTIC
Poster di THIS BEAUTIFUL FANTASTIC

“Deliziosa favola moderna che racconta la tenera amicizia tra Bella Brown, ragazza eccentrica, un pò fuori dall’ordinario che sogna di scrivere libri per bambini e il suo vicino di casa, Alfie Stephenson, un ricco anziano, burbero e solo. Sullo sfondo un giardino abbandonato che rifiorisce in meno di un mese, nel cuore di una Londra poetica e nascosta nella quale si instaurano relazioni profonde, tra improbabili incontri dai toccanti risvolti.” Questa, dall’ortografia e punteggiatura zoppicanti, è la sinossi ufficiale di THIS BEAUTIFUL FANTASTIC. Ecco, buttatela.

Jessica Brown Findlay è Bella Brown, giovane bibliotecaria aspirante scrittrice con gravi problemi psico-caratteriali. Trovata neonata in uno scatolone accanto al laghetto di un parco, amorosamente circondata da alcune anatre, ha mostrato fin dai tempi dell’orfanotrofio di essere alquanto stramba: probabilmente è affetta da un disturbo dello spettro autistico “ad alto funzionamento”, tipo sindrome di Asperger. Ha parecchie difficoltà nelle interazioni sociali e ha comportamenti ossessivo-compulsivi nelle abitudini quotidiane: ha tutto un rituale di chiavi e di spinte per chiudere la porta di casa, dispone “artisticamente” i cibi nel piatto, separandoli accuratamente per colore, usa 7 spazzolini da denti, etichettati per ogni giorno della settimana. Veste come una governante edoardiana: possiede un’unica gonna – lunga, nera e svolazzante – e 7 camicette identiche, di tonalità dal nero al grigio chiaro, bianca per la domenica.

JESSICA BROWN FINDLAY è Bella Brown in THIS BEAUTIFUL FANTASTIC
JESSICA BROWN FINDLAY è Bella Brown in THIS BEAUTIFUL FANTASTIC – Photo: courtesy of Ambi Media Italia

Inoltre la natura la terrorizza, vive in una casetta con un delizioso giardino in cui non mette mai piede e che è ormai ridotto ad una giungla, al punto che il padrone di casa le ha mandato un’ingiunzione: ha un mese per mettere rimedio ad anni di trascuratezza, o sarà sfrattata. L’unico contatto con il mondo animale che riesce a tollerare è con le anatre del laghetto accanto a cui fu ritrovata, che ha adottato attraverso un’associazione ambientalista e che va a trovare e nutrire religiosamente ogni domenica.

Tom Wilkinson è Alfie, anziano vedovo brontolone suo vicino di casa, che al contrario ha un giardino rigoglioso e coloratissimo, che accudisce con competenza e amore. Dopo qualche battibecco riesce a convincere Bella a farsi dare una mano a risistemare il suo giardino.

TOM WILKINSON è Alfie in THIS BEAUTIFUL FANTASTIC
TOM WILKINSON è Alfie in THIS BEAUTIFUL FANTASTIC – Photo: courtesy of Ambi Media Italia

Andrew Scott è l’irlandese Vernon, vedovo, padre di due gemelle di 6 anni, cuoco e tuttofare dell’irascibile Alfie. Dopo l’ennesima sfuriata viene licenziato in tronco e per ripicca passa a lavorare a casa di Bella (che con lo stipendio da bibliotecaria non si capisce bene come farà a pagarlo – ma almeno smetterà di tirare avanti a scatolette).

Jeremy Irvine è Billy, maggiore – di 7 minuti ciascuno – di 3 gemelli, appassionato di arte rinascimentale e inventore di congegni meccanici e macchine volanti ispirate ai disegni di Leonardo da Vinci. Incantato da Bella, si accampa in biblioteca a consultare i volumi più astrusi pur di trascorrere il maggior tempo possibile vicino a lei.

ANDREW SCOTT è Vernon e JEREMY IRVINE è Billy in THIS BEAUTIFUL FANTASTIC
ANDREW SCOTT è Vernon e JEREMY IRVINE è Billy in THIS BEAUTIFUL FANTASTIC – Photo: courtesy of Ambi Media Italia

Tutto qui? Più o meno, la trama di questo film è così banale e scontata che si indovina come andrà a finire più o meno dopo 10 minuti. Il quartetto di ottimi attori protagonisti – a cui va aggiunta Anne Chancellor, la capo-bibliotecaria, che interpreta 3 o 4 siparietti a dir poco imbarazzanti – è decisamente sovradimensionato per una robetta insulsa e melensa come questa, spesso più ridicola che divertente; una brodaglia insipida a cui, in luogo del sale dell’intelligenza, è stato aggiunto il peperoncino dell’eccesso, rendendola disgustosa anziché saporita.

Questo copione passava di scrivania in scrivania di produttore almeno dal 2009, quando ad interpretarlo dovevano essere l’attempata Joanna Lumley e la giovanissima Carey Mulligan. Alla fine lo sceneggiatore Simon Aboud (per gli amanti del gossip: è il genero di Paul McCartney) ha deciso di dirigerselo da solo, e non è stata una grande idea. All’alba dei 50 anni è al suo secondo lungometraggio da regista, ed era meglio se si fermava al primo. Ma non è tanto colpa sua, quanto di chi gli ha dato i soldi per girare questo insulto all’intelligenza e alla pazienza degli spettatori, che infanga (è il caso di dirlo) l’altissima tradizione della commedia inglese con un’autentica bestemmia verso il dio del cinema.

Marina Pesavento

 

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