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The Void – Il Vuoto: chi l’ha detto che il body horror è morto?

Recensione di The Void – Il Vuoto, il film horror di Steven Kostanski e Jeremy Gillespie al cinema dal  7 dicembre  2017. 

la locandina italiana del film horror The void
la locandina italiana del film horror The void

Se Lucio Fulci e John Carpenter avessero oggi un figlio, si chiamerebbe The Void.
E non è certo un caso che i due autori di quello che è senza dubbio uno degli horror più interessanti e nostalgici degli ultimi mesi, Steven Kostanski e Jeremy Gillespie (Father’s Day, prodotto dalla leggendaria Troma), siano nati proprio nel cuore degli anni ottanta.
Anni ottanta che furono età aurea del genere, che regalava exploit viscerali e contorti mai più eguagliati, grazie non solo a Carpenter ma anche ai lavori del primo Cronenberg, di Clive Barker, Brian Yuzna (Society) e Stuart Gordon (Re-Animator) con supervisione lovecraftiana.
The Void tributa quell’epoca e quello stile, rappresentando un favoloso revival, un carnevale all’insegna del sudiciume, di corpi mutanti, tentacoli, scienziati pazzi e aldilà, imperdibile fuori programma in un periodo di horror incravattato e misurato.

Anche le premesse narrative sono “quelle di una volta”: Daniel (Aaron Poole, The Conspiracy), poliziotto di campagna, incappa in un giovane ferito e in stato di shock, che sembra in fuga dal Diavolo in persona. Lo porta nel più vicino ospedale, una struttura fatiscente in procinto di essere smantellata, dove sono rimasti soltanto un pugno di infermieri e pazienti.
Lì, un morbo soprannaturale sembra contagiare i presenti, trasformandoli in creature deformi. E mentre lo sconosciuto pericolo cresce ed infesta i corridoi dell’ospedale, presenze umane (ma non meno minacciose) cingono d’assedio l’esterno dell’edificio.
La via d’uscita e la spiegazione al doppio agguato, come da tradizione, si annidano nelle viscere dell’inferno.

una scena del film The Void - Photo: courtesy of 102 Distribution
una scena del film The Void – Photo: courtesy of 102 Distribution

Kostanski & Gillespie, emersi dal collettivo “spendi poco” Astron-6, condensano in The Void gli insegnamenti tratti dalla loro formazione e dal precedente Father’s Day, valorizzando al massimo il basso budget ed una trama tendenzialmente di pretesto in un piccolo miracolo di paura.
Le scelte sono coraggiose e azzeccate. Su tutte, due. La prima è la scelta di preferire protesi e trucco rispetto alla dilagante CGI, che restituisce un’estetica realistica e grottesca alle scene chiave, sorrette anche da un furbo ed affascinante utilizzo di luci e (soprattutto) ombre.
La seconda è l’inserimento di inquadrature, dettagli e intermezzi più autoriali e “video-artistici”, che sembrano fiocchetti ma rappresentano in realtà un essenziale contributo al rafforzamento dell’atmosfera cupa ed apocalittica di The Void.
I nemici umani, che rimandano a sette, culti e dintorni, si sposano bene con quelli soprannaturali; l’accoppiata addensa il racconto ed accelera i fatti, che mantengono una dose di tensione nettamente superiore alla media dei contemporanei film d’orrore.

Si potrebbero trovare molte ragioni per scovare una saletta che proietta The Void, tipo quella di riassaporare un tipo di horror che quasi non esiste più o scoprirlo per la prima volta, realizzando che nella cripta c’è molto più di esorcismi, torture, James Wan e porte che scricchiolano.
Ma la più importante è, come spesso accade, la più semplice: The Void è un grande film di genere, divertente, inquietante e grondante sangue, con interpreti “sporchi” che meriterebbero qualche altro ingaggio e una serie di location maledette e fatiscenti che da sole varrebbero la visione.
E soprattutto, qualcosa che esce con sfrontatezza dalle logiche correnti, divenendo un cine-mattatoio che non ha la benché minima pretesa di piacere agli schizzinosi.

Voto: 8/10

Luca Zanovello

 

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