Un commento a Country for old men, il documentario di Stefano Cravero e Pietro Jona al cinema dal 1° ottobre 2018.

country for old men poster

il poster del film Country for old men

Una popolazione longeva, il flagello della crisi economica, le tasse sempre più esigenti, un sistema assistenziale che cade a pezzi. E poi il dramma di un’inversione di tendenza per cui il numero di anziani è in crescita e il tasso di natalità ha un inquietante segno negativo. Ecco allora che si parla d’immigrazione, non come momento di evoluzione e quant’altro di positivo si possa pensare, bensì alludendo agli invasori che ci faranno morire di stenti. Beh, che il ceto medio sia destinato all’impoverimento non c’è dubbio. Che la Generazione X, la mia, con la quantità di precariato svolto e le prestazioni pro bono accumulate, non sia in grado di mettere via nulla per la terza e quarta età, è altrettanto un fatto. Ecco allora che Country for Old Men assume una colorazione tutta sua. 

È quel misto di curiosità e di speranza a farci avvicinare al film di Stefano Cravero e Pietro Jona, in sala dal 1° ottobre. È la consapevolezza che sebbene non siamo americani, stiamo divenendo sempre più simili a loro. E quando nel tuo Paese sei destinato con molta probabilità a trascorrere l’ultima parte della vita in modo misero, ti aggrappi a qualsiasi spiraglio  si paventi all’orizzonte. Devi credere vi sia un luogo in cui scongiurare un finale poco glorioso e goderti il tanto “meritato riposo”. La scoperta di una comunità di expats come quella di Cotacachi in Ecuador ti strappa per forza il sorriso. 

un’immagine del film Country for old men - Photo: courtesy of Lab 80 Film

un’immagine del documentario Country for old men – Photo: courtesy of Lab 80 film

Cotacachi assume un fascino speciale perché è dove un nutrito gruppo di arzilli vecchietti sono rinati, hanno ritrovato il sorriso e la voglia di andare avanti

Ascoltando le testimonianze di chi ha accettato di raccontarsi, o forse sarebbe meglio dire, ascoltando il respiro e osservando il non detto di queste persone, si finisce col provare malinconia ed empatia per la sofferenza celata. Perché malgrado vivano da nababbi, e si trovino in una comunità che li ha accolti a braccia aperte, aver lasciato la propria terra alle spalle deve aver richiesto una buona dose di coraggio, soprattutto se arrivi da una nazione di gente notoriamente stanziale come gli Stati Uniti e ti ritrovi ad avverare il tuo American Dream sulle Ande!

Certo, chi di voi non metterebbe la firma per vivere in una villa con vista in un posto dove è primavera tutto l’anno?

Sebbene le leggi della domanda e dell’offerta avranno fatto lievitare i prezzi, e oggi ammonterà a 700 dollari il budget di sopravvivenza mensile, stiamo comunque parlando di una situazione paradisiaca agli occhi di buona parte di noi… se solo non ci fossero i ricordi e l’orgoglio con cui fare i conti.

un’immagine del film Country for old men - Photo: courtesy of Lab 80 Film

un’immagine del documentario Country for old men – Photo: courtesy of Lab 80 film

Country for old men non è un film strappalacrime, né un documentario – verità estremamente critico verso il sistema pensionistico nordamericano. Tantomeno siamo difronte a 79 minuti di puro allarmismo. Al contrario, i toni sono pacati e le critiche se presenti son solo accennate. Invettive e/o giustificazioni avvengono direttamente nella nostra testa. Con tocco delicato entriamo nella casa di un ex produttore losangelino, di alcune coppie che paiono uscite da una serie TV a stelle e strisce, di chi ha visto il massacro di Columbine. Scrutiamo il loro presente, studiamo la bolla che sono riusciti a crearsi e facciamo i conti con le domande che iniziano a vagare nella nostra mente. 

Sono finiti nel limbo pur di sopravvivere. Ma il limbo non è l’anticamera del Paradiso. Lo sanno anche loro ma sono troppo stanchi e fragili per arrabbiarsi. E, senza alternative, abbracciano un nuovo mantra: l’ hic et nunc. Che alla fine abbiano ragione loro?

Vissia Menza

 

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