///Il film HALLOWEEN: l’importanza di chiamarsi Michael Myers

Il film HALLOWEEN: l’importanza di chiamarsi Michael Myers

By |2018-10-21T00:16:19+00:00Ottobre 22, 2018|Cinema, Recensioni Film|

La recensione di Halloween, il film horror diretto da David Gordon Green con Jamie Lee Curtis al cinema dal 25 ottobre 2018. 

la locandina del film Halloween (2018)

la locandina del film Halloween

Sono passati quarant’anni tondi da Halloween – La Notte Delle Streghe di John Carpenter, insuperato capolavoro di tutti i tempi e tutte le salse horror, (ri)definizione dello slasher ma non solo, vero e proprio apripista di un immaginario che va ben oltre il cinema horror, probabilmente anche oltre il cinema in generale.

L’indole atarassica di puro male di Michael Myers, la sua missione omicida senza un vero movente, istintiva, psichiatrica e quasi primordiale, l’ossessivo theme (che sta per essere ripubblicato in vinile nella martellante versione firmata Trent Reznor e Atticus Ross) e la maschera bianca sullo sfondo della notte nera di Ognissanti sono impacchettate e consegnate ad una leggenda che non si potrà eguagliare.

Ci hanno provato ad alterne fortune sette seguiti e un dittico-reboot (firmato Rob Zombie), tenendo viva l’eco quel tanto che basta ma dimostrando un imbarazzante baratro, come quasi sempre accade, con il primo atto.
L’Halloween 2018 diretto da un nuovo all’horror David Gordon Green (Joe, Stronger) si accoda al trenino con qualche peculiarità in più e un hype febbrile facilmente spiegabili.
halloween 2018_film still by Universal Pictures

Una scena del film Halloween – Photo © Universal Pictures

Un “autore” alla regia, John Carpenter che appoggia il progetto nei panni di produttore esecutivo, Jamie Lee Curtis che torna a vestire i panni di Laurie Strode (l’ultima volta fu ne La Resurrezione, anno 2002) e nove lunghi anni dall’ultima apparizione dell’Uomo Nero per eccellenza.
Soprattutto, però, un copione che si aggrappa al primo Halloween e che “ripulisce” le scorie di una saga sbrindellata, infischiandosi di tutto quello che è accaduto tra la tragica notte del 31 ottobre 1978 ed oggi.

Oggi. Michael Myers è imbottito di sedativi e incatenato in un manicomio, smascherato e studiato da giornalisti e criminologi come un affascinante esemplare animale dietro al vetro di una teca.

La sua nemesi, l’ormai anziana sorella Laurie, vive isolata e trincerata dietro il peso della carneficina di quarant’anni prima e di una figlia e nipote cresciute nella paura e nell’autodifesa preventiva.
Durante un inopportuno trasferimento in una nuova struttura, Michael trova il modo di scappare e rimettersi sulle tracce dei parenti. Predatore e preda si ritrovano, in un’ultima sanguinaria ridefinizione dei ruoli.

Jame Lee Curtis in una scene del film Halloween - Photo: courtesy of Universal Pictures

Jame Lee Curtis in una scene del film Halloween – Photo: courtesy of Universal Pictures

Ti aspetti un seguito, ti ritrovi a tratti un remake. L’Halloween di Green infatti, probabilmente sotto il consiglio strategico della produttrice Blumhouse e dintorni, ricalca mimeticamente la struttura del film di Carpenter nelle sue tappe principali: l’incidente del pulmino del manicomio, i primi omicidi, lo psichiatra ossessionato (definito autoironicamente “il nuovo Loomis”) sono i sintomi di un obiettivo differente da quello dichiarato, un obiettivo che non è tanto quello di regalare un nuovo Halloween a noi “vecchi”, quanto un vecchio Halloween ai “nuovi”, ai neo affezionati del genere.

Non a caso, Halloween è un film forte, solido e crudo, ma maledettamente prevedibile e difensivista se contestualizzato nella serie, capace di seguire bene il sentiero, la traiettoria, ma mai di prenderti di sorpresa alle spalle.

La pelle d’oca è così trattenuta e quando subentra non è per la paura o l’oppressione (obiettivi mancati) ma per l’effetto nostalgia, per l’iconografia e per quell’infestante, epocale sintetizzatore che sospinge il massacro.
Troppo poco o abbastanza? Le vacche magre non sono il mio forte e la religione Myersiana, come tutti i culti, esigerebbe un tributo più sostanzioso.

Nessuno tocchi però le due primizie del film: un finale con le controzucche e la commovente evoluzione della stropicciata Laurie Strode, invecchiata perennemente sul piede di guerra e all’ombra dell’Ombra Della Strega (nickname di Michael che ho sempre trovato sublime), madre degenere e autoconsumata per proteggere la sua famiglia dal temuto ritorno.

Luca Zanovello

HALLOWEEN – Trailer italiano ufficiale

 

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