///Ricardo Darin è Il Presidente in un thriller sofisticato in equilibrio tra politica e sentimenti

Ricardo Darin è Il Presidente in un thriller sofisticato in equilibrio tra politica e sentimenti

By |2018-11-02T21:39:37+00:00Novembre 2, 2018|Cinema, Recensioni Film|

Recensione del film IL PRESIDENTE (La Cordillera) di Santiago Mitre con Ricardo Darin e Dolores Fonzi. Al cinema dal 31 ottobre 2018. 

la locandina del film Il Presidente

la locandina del film Il Presidente

Hernan Blanco (Ricardo Darin), neo eletto presidente dell’Argentina, sta volando con il suo staff alla volta delle Ande per un summit dei Capi di Stato Latino Americani. E’ un incontro al vertice molto importante poiché detterà le regole di un accordo petrolifero tra i vari Paesi del Sud America, Brasile in primis. La possibilità che ne entrino a far parte anche gli USA rende il clima piuttosto pesante.

La concentrazione del presidente è però offuscata dalla possibilità che uno scandalo finanziario lo coinvolga per colpa dell’ex marito di sua figlia Marina (Dolores Fonzi), la quale lo raggiungerà in Cile in preda ad un forte esaurimento nervoso.

Si apre così Il Presidente, il nuovo lungometraggio di Santiago Mitre che da subito gioca su due piani paralleli: la vita politica-pubblica di Blanco e la sfera privata.
Ricardo Darin in una scena del film - Photo © Diego Araya C

Ricardo Darin in una scena del film – Photo © Diego Araya C

Interessante notare come il regista voglia presentare il protagonista allo spettatore. Un uomo elegante ma mite, sempre accompagnato dai suoi fidati collaboratori nonché consiglieri (e che può quindi sembrare “manovrato”). Da una trasmissione radiofonica percepiamo come il suo Paese lo abbia eletto poiché un uomo comune, vicino al popolo. E’ ora però considerato un Presidente “invisibile”, per via della sua politica poco incisiva.

Durante il summit, risulta chiaro sia reputato facilmente manipolabile anche dagli altri capi di stato. Eppure, qualcosa nel suo atteggiamento pacato, nel suo sguardo, rivela un’aura di mistero. Ed è proprio l’intrigo che “deve” celarsi dietro la sua figura (professionale o privata?) a mantenere altissima l’attenzione.

Se già dalle prime immagini sembra chiaro che Il Presidente sia un thriller politico, ecco che Mitre con l’inserimento del personaggio di Marina, e del Dottore che accorre per guarirla, si destreggia con maestria anche nell’ambito della psicoanalisi, utilizzando il pretesto dell’ipnosi per far riemergere ricordi e immagini evocative che sembrano dirci di più del protagonista, ma che in realtà lo rendono ancor più enigmatico.

Dolores Fonzi in una scena del film - Photo © Diego Araya C

Dolores Fonzi in una scena del film – Photo © Diego Araya C

Non possiamo parlare de Il Presidente come di un thriller “mozzafiato” con susseguirsi di colpi di scena. L’abilità del cineasta, infatti, sta tutta nel creare un crescendo di tensione non attraverso l’azione, ma, semplicemente, affidandosi a dialoghi curati (e conseguenti pause e silenzi). 

Si pensi ad esempio alla bella intervista che l’uomo rilascia ad una nota giornalista, o ai momenti al ristorante con la figlia. Mitre ha anche il merito di aver scelto un cast eccezionale. Primo fra tutti Darin, che riesce a dare credibilità ad un personaggio difficile che sarebbe potuto apparire piatto.

La regia è lineare e predilige inquadrature che non perdono mai di vista Blanco. Indugia anche molto sullo scenario: sono tante le riprese dall’alto che ci permettono di ammirare le Ande in tutta la loro magnificenza (La Cordillera del titolo originale). Questo luogo – non luogo, così bianco, così freddo, dagli impervi sentieri,  può rappresentare sia l’inconscio, sia la difficoltà di fare politica agli alti vertici dove l’ambizione si scontra con l’etica.

E’ solo nel finale, infatti, che Blanco svela il suo vero volto e capiamo finalmente le intenzioni del regista che porta avanti un’acuta critica al mondo politico (quello dei “piani alti”) con un’eleganza senza pari. 

Violetta Biagiotti

IL PRESIDENTE dal 31 ottobre al Cinema

 

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