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SNOWDEN, il film di Oliver Stone in anteprima a TORONTO 2016

Un'immagine di Snowden - Photo: courtesy of TIFF
Un’immagine di Snowden – Photo: courtesy of TIFF

Dopo I Magnifici 7 è giunto il momento di parlare di un altro attesissimo film: Snowden, diretto da quel mostro sacro di Oliver Stone. 

La storia dell’ex-tecnico della CIA che ha fatto trapelare informazioni super-segrete, su programmi di sorveglianza di massa, ha dominato la cronaca per mesi nel 2013, e a tre anni di distanza ha ancora una eco non indifferente. Il lungometraggio, con Joseph Gordon-Levitt che presta il volto a Edward Snowden, arriverà sui nostri schermi solo il 1° dicembre. Oggi però, grazie alla conferenza stampa che si è tenuta al TIFF’16, possiamo fare il punto ed iniziare il conto alla rovescia.

Il film

Non si tratta della prima volta che la vicenda approda al cinema. Nel 2014 è stata Laura Poitras a portare all’attenzione del pubblico l’accaduto, col documentario Citizenfour (premiato dall’Accademy l’anno seguente). Ora, invece, è Oliver Stone a riproporla in versione biopic ad alta tensione.

Il premio Oscar®, padre di capolavori come Platoon, Nato il 4 luglio, JFK e il recente Le Belve, torna dietro la macchina da presa per narrare una storia difficile, basata su fatti reali, e per nulla conclusa. Punta i riflettori verso “un mondo segreto, fuori controllo, di cui non sappiamo granché (come nel caso di JFK), o meglio, in cui siamo anni luce indietro nella presa di coscienza di ciò che accade attorno a noi. Il cineasta crea una detective story, un thriller che è un dramma e, soprattutto, un racconto triste dato che, a suo dire, “da qui a dieci anni le nuove generazioni non sapranno neppure cosa significherà la parola privacy”.

Svelando qualche numero, l’opera si basa su 2 libri, The Snowden Files di Luke Harding e Time of the Octopus di Anatoly Kucherena. L’acquisizione dei diritti da parte di Stone era stata rivelata da Wikileaks e i ben informati parlano di 700.000 dollari per il primo e un milione per il secondo. Prima di completare la lavorazione, il regista ha compiuto ben 9 viaggi in Russia al fine di incontrare Edward Snowden. Quest’ultimo ha, infatti, ottenuto asilo in quel Paese, l’unico – secondo il parere di molti – al momento in grado di proteggerlo.

Un'immagine di Snowden - Photo: courtesy of TIFF
Un’immagine di Snowden – Photo: courtesy of TIFF
Edward Snowden

Snowden è un informatico, è giovanissimo (è nato nel 1983), è geniale. Viene da una famiglia che ama la propria nazione e si sente in dovere di aiutarlo. Prova ad arruolassi ed andare in Iraq ma si rompe le gambe durante l’addestramento. Vuole servire il suo Paese ad ogni costo e alla fine ci riuscirà, non come ci si aspetterebbe. E’ abile con il computer, inizia quindi a lavorare per CIA. Passa da un ufficio all’altro, vola da una parte all’altra del pianeta, sino al giorno in cui scopre che i cittadini sono letteralmente video-sorvegliati, monitorati, ascoltati, e non riesce ad ignorarlo. Decide di rivelare al mondo un bel po’ di informazioni riservate riguardanti programmi segreti dell’NSA, atti a controllare le comunicazioni in America e Gran Bretagna. Il governo non è contento e in poco tempo sulla sua testa pendono diversi capi d’accusa di cui due di spionaggio. Motivo per cui, anche se gli piacerebbe tornare in Patria, è un rischio che non deve correre (non vi sarebbe garanzia di un equo processo).

Joseph Gordon-Levitt ha avuto il compito di calarsi nella sua pelle e far fibrillare l’audience, cercando di tramettere tutto il patriottismo del suo personaggio e l’ansia provata nel mettere in discussione il proprio Paese, quello che amava. Un privilegio peraltro da non ritenere scontato. Ed è a questo punto che l’attore americano si sente fiero di provenire da una terra in cui, nonostante tutto, è concesso alzare la testa e chiedere spiegazioni. Si dichiara altresì convinto che il futuro non debba per forza essere cupo e catastrofico. Anzi, è talmente fiducioso da credere che tra una decade il nostro grado di privatezza dipenderà solo da noi stessi.

Una simile dose di ottimismo ci piace. Ci aggrappiamo a questa per aprire il PC senza provare una irrefrenabile voglia di coprire con un cerotto la fotocamere che ci fisserà inesorabilmente domattina.

Per ingannare l’attesa, ci godiamo le immagini del trailer.

Vissia Menza

 

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