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Barry Seal – Una Storia Americana: corriere della droga cercasi urgentemente

Recensione di Barry Seal – Una storia americana, il nuovo film con Tom Cruise al cinema dal 14 settembre 2017.

il poster italiano del film Barry Seal
il poster italiano del film Barry Seal

Dagli esordi indipendenti di fine 90s (i cult Swingers e Go – Una Notte Da Dimenticare) a oggi, il regista newyorkese Doug Liman non ha mai sfornato film banali: il suo recente Edge Of Tomorrow (2014), rivisitazione in chiave fantascientifica di Ricomincio Da Capo (1993), è uno dei Blockbuster d’azione più divertenti ed ispirati delle ultime annate, capace di sfruttare alla perfezione la combinazione di fisicità ed ironia della superstar Tom Cruise.

La collaborazione tra attore e regista prosegue in Barry Seal – Una Storia Americana, che restituisce una nuova incredibile vicenda made in U.S.A., piena di scelleratezze ad opera di un fiero americano che “si fa da solo”: nel periodo tra il 1978 e il 1984, infatti, il pilota di aerei di linea Barry Seal si ritrova progressivamente invischiato in (e schifosamente arricchito da) un pericolosissimo triangolo di intrighi politici e contrabbandi “stupefacenti” tra la CIA, il cartello della droga di Medellìn e i rivoluzionari sandinisti del Nicaragua.

Eludendo la giustizia grazie alle sue doti aviatorie straordinarie e ad immunità governative, Seal diventa un eroe criminale (o l’inverso) che per imposizioni o cupidigia accetta di immergersi sempre più nel lerciume. Con le mani sporche e il caveau che esplode, il pilota si avvicina per vie traverse e scorciatoie al celeberrimo sogno americano di ricchezza, potere ed “imprenditoria”, fino all’ineluttabile saldo del conto.
Sì, perché anche se la storia americana è zeppa di viziosi e assetati lupi (non solo dalle parti di Wall Street), sono pochi quelli che portano a casa il pelo sani e salvi; e Barry, accecato dall’upgrade socioeconomico, porta sé e la sua famiglia vicini al burrone, in un annullamento etico e morale anestetizzato da Samsonite piene di dollari.

Una scena del film Barry Seal © Universal Pictures
Una scena del film Barry Seal © Universal Pictures

Nel suo biopic, Liman preferisce intrattenerci piuttosto che moralizzarci, i fatti (surreali ma veri) parlano da sé e non c’è miglior ghigno di quello di Cruise per ottimizzare il profilo bullo-ironico dello sfacciato personaggio.
Che, seppur miserabile, sembra parzialmente scagionato dal suo essere in balia di eventi imponderabili, coincidenze di portata planetaria e dall’obnubilante desiderio di soldi e carriera.

Come il percorso di contrabbando di Seal, anche il film corre e cresce forte, rapisce e fa strabuzzare gli occhi, con regia sostanziosa e montaggio strepitoso. Rifiata solo nel più cupo atto finale, dove il protagonista torna, in tutti i sensi, coi piedi per terra. E l’energia filmica accumulata in precedenza si disperde leggermente.
Menzione speciale per i “rossi” Domhnall Gleeson e Caleb Landry Jones, attori che lasciano il segno, antitetiche anime perse che accompagnano con pessimi consigli l’irrefrenabile ascesa di Barry Seal.

Voto: 6,5/10

Luca Zanovello

 

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