Grâce à Dieu (By the Grace of God): la presentazione alla stampa del nuovo film di François Ozon alla Berlinale 2019.

La locandina del film Grâce à Dieu

La locandina del film Grâce à Dieu

François Ozon porta in Concorso a Berlino la sua ultima fatica: Grâce à Dieu (By the Grace of God). Un film che parla di pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica. Una pellicola che attinge da fatti di cronaca. Un caso giudiziario, il caso Preynat, non del tutto concluso (il processo all’arcivescovo Philippe Barbarin, a conoscenza dell’accaduto ma che non ha preso alcun provvedimento, si è aperto il 7 gennaio 2019). Un racconto che si basa direttamente sulle dichiarazioni delle persone coinvolte, di quei bambini abusati nel corpo e nell’anima che oggi, oramai adulti, sono ancora alle prese con le indelebili e dolorose cicatrici.  

Alexandre vive a Lione con moglie e figli. Un giorno per caso scopre che il prete che aveva abusato di lui quando era un bambino ancora lavora a contatto con i ragazzini. Decide quindi di fare qualcosa e, insieme ad altre due vittime, François ed Emmanuel, rompe il muro di silenzio. Ovviamente le ripercussioni e le conseguenze non risparmieranno nessuno. 

Recita più o meno così la sinossi ufficiale del lungometraggio di Ozon, il film più atteso delle Competizione Internazionale della 69ma Berlinale, che irrompe sulla scena già al secondo giorno di Festival. Il regista racconta in conferenza stampa che, in cerca di una storia sulla fragilità degli uomini, casualmente approda sul sito delle vittime del caso Preynat e ne rimane colpito. Conosce alcune delle persone più attive nell’associazione e decide di farci un film. Prima un documentario, non a caso raccoglie le informazioni e le testimonianze in modo meticoloso e giornalistico. Poi un’opera di finzione, su impulso degli stessi soggetti coinvolti (richiesta non difficile da assecondare dato che è ciò che sa fare meglio). Da qui inizia un processo di scelta delle storie; di stesura della sceneggiatura, nel rispetto di coloro che soffrono; di ricerca di un equilibrio tra esigenze drammatiche e realtà. 

Melvil Poupaud in una scena del film Grâce à Dieu (By the Grace of God) - Photo © Jean-Claude Moireau

Melvil Poupaud in una scena del film Grâce à Dieu (By the Grace of God) – Photo © Jean-Claude Moireau

La realtà, appunto, fa sempre capolino. È quella che ha imposto che si andasse dritti al sodo, giacché l’ingiustizia maggiore risiedeva nell’immobilismo conseguente alle denunce alla Chiesa. Un’istituzione, quest’ultima, che intorno all’argomento pare aver scelto il silenzio, erigendo un insopportabile muro di omertà durato troppo a lungo. E che è talmente potente da aver fatto desistere i finanziatori abituali del regista e aver favorito l’insorgere di reticenze nella distribuzione in madrepatria (tranquilli, la prossima settimana si terrà un’anteprima proprio a Lione). A questo punto sorge un dubbio: secondo voi ci metterà ancora molto ad arrivare la sezione “processo” nella versione italiana della pagina Wikipedia sull’Arcivescovo Philippe Barbarin assai nutrita in francese e in inglese?

Seppur l’argomento non arrivi per la prima volta con efficacia su grande schermo, Il Caso Spotlight ha vinto l’Oscar® solo tre anni fa, in molti son già convinti che Grâce à Dieu (By the Grace of God) non rincaserà a mani vuote. La nostra curiosità inevitabilmente cresce.

Vissia Menza

 

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