Recensione di PARASITE (Gisaengchung), il film di BONG Joon-ho vincitore a Cannes 2019 in anteprima a Locarno 72.

Quando mette piede in casa dei benestanti Park per fare ripetizioni di inglese alla loro figlia, il giovane disoccupato Kim Ki-taek vede subito una possibilità di riscatto per sé e la sua modesta famiglia.
Ad uno ad uno, i Kim riescono a farsi assumere dai Park con l’inganno, respirando di riflesso gli agi della splendida villa.
Ma qualcos’altro, di ancor più bizzarro e imprevedibile, li aspetta.

Una scena del film Parasite - Photo: courtesy of Locarno film festival

Una scena del film Parasite – Photo: courtesy of Locarno film festival

Siamo solo ad agosto, è vero, ma ci sono ottime possibilità che Parasite, Palma D’Oro a Cannes e presentato a Locarno 72, sia il miglior titolo dell’anno.

Il regista Bong Joon-ho aggiunge un’ulteriore medaglia alla sua strepitosa carriera, forse addirittura la più scintillante, matura e completa.

Dopo le analisi trasversali della società e della famiglia sudcoreana attraverso serial killer (Memories Of Murder, 2003), mostri marini (The Host, 2006), distopie (Snowpiercer, 2013) ed allevamenti intensivi (Okja, 2017, distribuito da Netflix), Bong si inventa una masterclass tecnica e narrativa chiamata Parasite, in cui gli stridori e le lotte di classe si giocano sulla scacchiera del raggiro e del valore del denaro.

Una scena del film Parasite - Photo: courtesy of Locarno film festival

Una scena del film Parasite – Photo: courtesy of Locarno film festival

Un vero e proprio capolavoro calibrato con cura maniacale, che rinuncia a faziosità socio-politiche in favore di una crocifissione in toto della natura umana, delle bassezze di quando ti affami e delle derive della disperazione. Così ricchi e poveri si inventano miserabili strategie di coping, mentre la splendida location domestica diventa il teatro quasi esclusivo della farsa.

Lì dentro Bong muove camera e personaggi in uno stato di grazia, mixa humour accademico e cinismo da strada, manie e perversioni, arie classiche e In Ginocchio Da Te di Gianni Morandi.

In Parasite c’è tutto quello che dovrebbe esserci in un’esperienza cinematografica. Compreso un twist forte come un tornado che anziché esaurirsi in se stesso (come spesso accade quando diventa espediente) fa da preludio ad un finale indimenticabile.
Una scena del film Parasite - Photo: courtesy of Locarno film festival

Una scena del film Parasite – Photo: courtesy of Locarno film festival

Pazzesche le sfumature umane, di impatto orchestrale le scene di gruppo, mentre riflessi di satirica inquietudine si affacciano su ogni vetrata. E’ la democrazia dell’éscamotage, dove nuove disparità richiedono nuove strategie di sopravvivenza e dove nessuno in fondo è davvero dignitoso.

Leader sullo schermo è il grande attore Song Kang-ho (Mr. Vendetta di Park Chan-wook e fedelissimo di Bong), che resta al tavolo col volto livido e il conto da pagare.

Voto: 9/10

Luca Zanovello

ndr. Un clic qui per leggere le altre recensioni da #Locarno72

Una scena del film Parasite - Photo: courtesy of Locarno film festival

Una scena del film Parasite – Photo: courtesy of Locarno film festival

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