Recensione di ICEMELTLAND PARK e PLAY SCHENGEN, cortometraggi nella sezione Concorso Internazionale dei Pardi di Domani a Locarno 2020.

Tra le sezioni di Locarno 2020, troviamo inalterata rispetto alle edizioni canoniche del Festival quella dei Pardi Di Domani, dedicata a corti e mediometraggi realizzati da filmmaker indipendenti o studenti di cinema che non hanno ancora girato il loro primo lungometraggio.

Delle 43 opere selezionate, che potete guardare online gratuitamente a questo link, ne abbiamo amate due in particolare, che vi raccontiamo e consigliamo caldamente.
Una scena del corto Icemeltland Park. Photo: courtesy of Locarno 2020

Una scena del corto Icemeltland Park. Photo: courtesy of Locarno 2020.

Il primo è ICEMELTLAND PARK della regista Liliana Colombo, autrice italiana che vive e lavora nel Regno Unito. Un corposo e sconvolgente lavoro di ricerca sul drammatico problema del surriscaldamento globale e del conseguente scioglimento dei ghiacciai terrestri.

Con l’ingegnoso ed ironico stratagemma dell’invenzione dell’Icemeltland Park, un parco di divertimenti dove assistere in totale sicurezza al collasso di enormi blocchi di ghiaccio da ghiacciai di tutto il mondo, la regista raccoglie, monta e ripropone le immagini catturate più o meno casualmente da telecamere e smartphones di turisti.

Il risultato è un doloroso resoconto delle ferite e cicatrici ambientali, rese ancora più spietate dai commenti superficiali e divertiti degli improvvisati operatori, intervallate da immagini satellitari della Nasa che mostrano gli inequivocabili e preoccupanti sfruttamenti ambientali, le alterazioni naturali e la recessione dei più grandi ghiacciai sparsi sul nostro pianeta.

Suggestiva è anche l’ironica “vivisezione” di alcuni spot di celebri marchi che hanno fatto dello sfruttamento delle risorse del pianeta il loro successo e vanto commerciale.

Liliana Colombo, unendo minuziosa ricerca a perentoria, amarissima ironia, inventa un modo originale e indimenticabile per schiaffeggiare l’ottusità umana e dare da pensare, con un prezioso ammonimento. Da non perdere.
Una scena del corto Play Schengen - Photo: courtesy of Locarno 2020.

Una scena del corto Play Schengen – Photo: courtesy of Locarno 2020.

L’ironia è anche l’arma scelta dalla norvegese Gunhild Enger per criticare le contraddizioni e le zone d’ombra dell’Unione Europea nel suo PLAY SCHENGEN. Finto documentario che segue la realizzazione del videogame del titolo, una sorta di Pac-Man a tema europeo studiato per insegnare ai più piccoli logiche e dinamiche del sistema.

Ma non è facile svicolare tutte le delicate imposizioni “dall’alto” e non far arrabbiare nessuno, quando si gioca con un tema così ingombrante. Lo scopriranno a loro spese i pittoreschi programmatori, i divertentissimi protagonisti di un corto che, dietro alla sua comicità surreale e alle sue trovate visive di ispirazione videoludica, spinge metafore che dicono molto della delicatezza di equilibri e tematiche europee ed europeiste.

Luca Zanovello

n.d.r vi ricordiamo che potete leggere dei nostri incontri locarnesi su questa pagina, mentre per scoprire questa edizione del Festival vi rinviamo al sito ufficiale

Foto: ufficio stampa.

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