Se succede qualcosa, vi voglio bene affronta il dolore dei genitori per la perdita di un figlio.

Se succede qualcosa, vi voglio bene. Photo: courtesy of Netflix

Una scena del corto Se succede qualcosa, vi voglio bene. Photo: courtesy of Netflix.

SCHEDA DEL FILM

TITOLO ORIGINALE: If anything happens, I love you
REGIA: Will McCormack, Michael Govier
DURATA: 12 minuti
DATA DI USCITA: 20 novembre 2020
PIATTAFORMA: Netflix


RECENSIONE

Ho sempre trovato estremamente difficile scrivere su qualcosa che ho profondamente amato. È come un effetto prolungato della sindrome di Stendhal da cui sono ovviamente affetta. Basta un dipinto particolarmente significativo dal quale non riesco a staccare gli occhi o una melodia particolarmente struggente le cui note mi si conficcano nelle corde più recondite del cuore o una frase in cui la mia mente colga delle analogie col mio essere o con la mia esistenza, perché sia colta da improvvisi brividi e mi senta come paralizzata, incapace di non perdermi in quella sensazione. E, anche quando gli effetti a poco a poco svaniscono, riscontro una grande difficoltà a fare ordine tra i miei pensieri e a dar loro forma sulla carta. Non perché non abbia idee, ma al contrario perché le suggestioni sono troppe e non so da dove cominciare.

Questo groviglio di emozioni è ciò che provo da quando ho visto il cortometraggio Se succede Qualcosa, vi voglio bene, su Netflix dal 20 Novembre, scritto e diretto da Michael Govier e Will McCormack, prodotto da Gilbert Films e Oh Goods Productions.

Se succede qualcosa, vi voglio bene. Photo: courtesy of Netflix

Una scena del corto Se succede qualcosa, vi voglio bene. Photo: courtesy of Netflix.

Gli spunti di riflessione cui la visione ha lasciato il posto sono così numerosi, che è stato davvero faticoso cominciare a scriverne. E non perché non lo desiderassi, anzi. Quei dodici minuti da cui è composto il cortometraggio mi hanno regalato delle emozioni così forti che non vedevo l’ora di poterne condividere la bellezza con altre persone. Come ben sanno i miei contatti stretti che hanno subito ricevuto via messaggio le mie estasi per il corto, accompagnate da un paratesto molto più esplicito ed efficace delle molte parole che avrei potuto usare. Mi riferisco alle emoticon e ai simboli di interpunzione. Una faccina con gli occhi a cuore, un’infinita sfilza di punti esclamativi (grammaticalmente eccepibili) hanno una forza visiva che raramente riesce a eguagliare un’esposizione dello stesso concetto nel rispetto di tutti i crismi della sintassi.

Credo che la riflessione sulla forza del paraverbale sia stata uno dei capisaldi di Se succede Qualcosa, vi voglio bene, possibile finalista per la Notte degli Oscar per Miglior Cortometraggio, assieme a Canvas e Cops and Robbers, entrambi in arrivo su Netflix in questo mese di dicembre.

Raccontare il dolore di due genitori per la morte prematura della figlia, a seguito di un attentato tra le mura scolastiche, senza usare le parole è stata la scelta più giusta. Il dolore di una madre o di un padre che sopravvivono a un figlio non ha parole. È un dolore muto che non cerca conforto nel dire, quanto nell’agire.

Se succede qualcosa vi voglio bene. Photo courtesy of Netflix

Una scena del corto Se succede qualcosa, vi voglio bene. Photo: courtesy of Netflix.

Sono i gesti e gli sguardi a raccontare, racchiusi nell’essenzialità di un tratto grafico che ha il sapore di non-finito.

Anche questa è una scelta stilistica fortemente semantizzata: il dolore è un non-finito. Non-finito, perché è un sentimento soggetto a continui cambiamenti. Impercettibili, certo, ma concreti. Il ricordo della persona scomparsa e il dolore per la sua perdita non spariscono mai. Si sentirà sempre la mancanza di quella persona. Tuttavia, il passare del tempo, l’affetto delle persone vicine la renderanno più sopportabile e il ricordo, da continua fonte di sofferenza, diventerà un’ancora cui aggrapparsi per mantenere in vita dentro noi stessi la persona amata e persa.

Tuttavia, la storia che ci propongono Michael Govier e Will McCormack, i quali hanno lavorato a stretto contatto con Everytown for Gun Safety, un’organizzazione americana non a scopo di lucro a favore del controllo delle armi da fuoco negli Stati Uniti, non è la storia di un dolore. O meglio, non solo. È la storia di una coppia che si ritrova dopo essersi allontanata. L’allontanamento è una fase inevitabile, quando il frutto di un’unione, un figlio appunto, muore. Ma ancora una volta è il ricordo di una storia familiare fatta di sorrisi e risate, evocata in maniera sublime da un pallone da calcio che, come la madeleine proustiana, apre le porte del passato, a permettere il ravvicinamento della coppia.

If anything happens, I love you. Photo courtesy of Netflix

Una scena del corto Se succede qualcosa, vi voglio bene. Photo: courtesy of Netflix.

I due autori, che per la realizzazione del corto si sono confrontati con i molti genitori che hanno perso i propri figli durante degli attentati scolastici, fenomeno purtroppo in crescente aumento negli Stati Uniti d’America, lanciano un messaggio importante: è proprio nell’idea di coppia, nell’essere due, che bisogna ritrovare la forza di rialzarsi dopo un’esperienza tanto dolorosa. E il risollevarsi è più che necessario. Per sé stessi e per chi non c’è più.

La potenza emotiva del corto è, poi, maggiormente accentuata dalla musica che fa da corredo ai sentimenti espressi dalle immagini.

La maggior parte delle tracce è di natura strumentale, composte da Lindsay Marcus, nota per le colonne sonore di alcuni film come The Last Rites of Joe May e di alcuni spot di marchi famosi come McDonalds e Toyota. Vi è una sola traccia vocale, 1950 di King Princess. A riprodurre le note della canzone è un giradischi urtato dal pallone da calcio, che sembra dar voce alla figlia morta, alle sue speranze per un domani colmo di amore.

King Princess - 1950

Gli antecedenti letterari del corto sono molti: dalla poesia “Pianto Antico” di Giosuè Carducci alla raccolta “Giorno per giorno” di Giuseppe Ungaretti al romanzo “Diciannove minuti” di Jodi Picoult.

Eppure, dopo aver visto Se succede Qualcosa, Vi voglio bene, la prima callida iunctura attivata dalla mia mente è stata quella con un film natalizio che amo particolarmente. Love Actually. Come già si capisce dal titolo, il fulcro del film è l’amore. Love Actually racconta i vari tipi di amore: quello adolescenziale, quello platonico, quello a senso unico, quello coniugale, quello filiale, quello fraterno. Ma non è tanto una o l’altra storia raccontata da questo film che mi ha riportato alla mente la visione del corto, quanto la frase iniziale che riporta alla memoria uno dei momenti più terribili della storia americana. L’attentato alle torri gemelle.

È opinione generale che ormai viviamo in un mondo fatto di odio e avidità, ma io non sono d’accordo. Per me l’amore è dappertutto. Spesso non è particolarmente nobile o degno di note, ma comunque c’è: padri e figli, madri e figlie, mariti e mogli, fidanzati, fidanzate, amici. Quando sono state colpite le Torri Gemelle, per quanto ne so nessuna delle persone che stavano per morire ha telefonato per parlare di odio o vendetta, erano tutti messaggi d’amore. Io ho la strana sensazione che ‐ se lo cerchi ‐ l’amore davvero è dappertutto.

Se succede Qualcosa, Vi voglio bene, come Love Actually, è un inno all’amore ed è al titolo che è affidato il significato più profondo. Una frase semplice scritta prima di morire. Una frase che non racchiude rabbia o frustrazione per l’ingiustizia che si sta per subire. Poco prima di morire, il pensiero della figlia è stato pieno d’amore e gratitudine per chi le ha dato la vita. Per chi avrebbe dovuto affrontare la sua perdita. E proprio per questo, con la forza che solo i più piccoli riescono ad avere, ha lasciato loro la più potente ragione per continuare a vivere: un affetto che neanche la morte riesce a cancellare.

Consiglio davvero la visione di questo cortometraggio, che sono certa, oltre a commuovervi, vi permetterà di valorizzare e apprezzare ancora di più i momenti con le persone che vi sono care.

Francesca Meraviglia

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