Netflix ci fa un regalo di Natale anticipato col nuovo cortometraggio CANVAS – UNA TELA DEI RICORDI.

Canvas - film still - Photo Cr. Netflix

Un momento di CANVAS. Photo Cr. Netflix.

SCHEDA DEL FILM

TITOLO ORIGINALE: Canvas
REGIA: Frank Abney III
DURATA: 9 minuti
DATA DI USCITA: 11 dicembre 2020
PIATTAFORMA: Netflix


RECENSIONE

La prima volta che ho visto CANVAS – UNA TELA DEI RICORDI non ne sono rimasta particolarmente colpita. Anzi, a dir la verità, mi ha abbastanza innervosito. Mi pareva una copia sbiadita di Hair Love, il cortometraggio vincitore dello scorso premio Oscar, soprattutto per la scelta dei personaggi di origine afroamericana. Non ho mai gradito queste mosse molto all’americana. Come se scelte cinematografiche di questo tipo potessero ripagare gli afroamericani del razzismo di ieri e di domani cui sono  soggetti. Inoltre, la scelta di personaggi afroamericani in questo 2020 segnato, per gli USA, dalla morte di James Floyd e dalle successive proteste, mi sembrava di un’assurda banalità. Una banalità del bene, perché sono certa che Frank Abney III e Paige Johnstone, creatori del cortometraggio, entrambi di origine afroamericana, avessero ben altre intenzioni con la loro scelta.

Si sa che spesso il pregiudizio ci rende ciechi e in tale cecità avrei continuato a persistere se non mi fossi documentata e non avessi concesso una seconda occasione a CANVAS.

Un momento di CANVAS. Photo Cr. Netflix © 2020

Un momento di CANVAS. Photo Cr. Netflix © 2020.

La mia vita è sempre stata ricca di seconde occasioni e quando le ho concesse a me stessa o agli altri non me ne sono mai pentita. Anzi, la seconda occasione, soprattutto nel caso di film e libri, diventa una vera e propria sfida. Non una gara di resistenza, ma un tentativo fulgido e reale di cogliere la poesia in quella seconda possibilità che ci si è concessi. E alla seconda visione credo di essermi completamente ricreduta su CANVAS e ho ringraziato il cielo di averlo rivisto, perché altrimenti non avrei potuto cogliere la sua particolarità e condividere le mie riflessioni in questa recensione che mi accingo a scrivere.

Quindi, ripartiamo!

CANVAS – UNA TELA DEI RICORDI è un cortometraggio, diretto da Frank Abney III e prodotto da Paige Johnstone, uscito su Netflix l’11 dicembre 2020. Già alcune settimane prima era stato pubblicato il trailer sul suo sito ufficiale e su Youtube. Trailer che io avevo visto per purissimo caso la settimana precedente, mentre stavo lavorando alla recensione di Se succede Qualcosa, Vi voglio bene.

Il film racconta la storia di un uomo giunto all’inverno della sua esistenza che, a seguito della scomparsa della moglie, non riesce più a dedicarsi alla sua più grande passione: la pittura. Solo grazie all’amore delle altre donne della sua vita, nipote e figlia, riuscirà a ritrovare la forza di toccare col pennello la sua tela.

Un momento di CANVAS, Photo Cr. NETFLIX © 2020

Un momento di CANVAS, Photo Cr. NETFLIX © 2020.

Che il focus sia la pittura lo si capisce fin dal titolo. Canvas, il cui significato è appunto tela. Spesso la tela o il foglio bianco sono stati usati in letteratura come metafore a indicare un inizio che è colmo di possibilità, perché ancora tutto da dipingere o scrivere. L’immagine più antica in lingua italiana di un foglio bianco compare in quattro righe scritte sul margine superiore di un manoscritto del IX secolo: l’Indovinello Veronese.

Se pareva boves
Alba pratalia araba
Et albo versorio teneba
Et nigro semen seminava.

Il foglio bianco è paragonato a un prato che un aratro bianco sta pian piano seminando con un seme nero, l’inchiostro. Già qui il foglio bianco è a tutti gli effetti qualcosa che si riempie. Addirittura su cui si semina, affinché da questi possa germogliare e nascere qualcosa.

Tuttavia, credo che l’immagine della tela assuma in Canvas un significato più ampio. Sicuramente la tela rappresenta un nuovo inizio, il punto di arrivo dopo tante dolorose esitazioni, ma essa è anche immagine di un vuoto, il punto di partenza dopo una perdita. Quando perdiamo i nostri cari ci sentiamo un po’ come svuotati, come delle tele vuote, i cui colori si sono sciolti senza lasciare alcuna traccia. Siamo tele vuote, ma non delle tabulae rasae, perché basta uno stimolo esterno, un gesto, una parola, una carezza, perché le nostre tele si riempiano di nuovi colori in cui brillano quelli vecchi.

Un momento di CANVAS. Photo Cr. NETFLIX © 2020

Un momento di CANVAS. Photo Cr. NETFLIX © 2020.

Canvas affronta quindi il tema della perdita e del riscoperta. Una riscoperta sì di sé stessi, ma anche di un nuovo attaccamento per l’altro che continua a vivere in noi e nei nostri gesti. In questo non è diverso da Se succede Qualcosa, Vi voglio bene.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui purtroppo a perdere la vita sono stati soprattutto gli anziani, in cui c’è stato più di uno che ha anche pensato cinicamente che “tanto la loro vita l’avevano fatta”, è significativo che il focus di CANVAS sia proprio su uno di loro.

E non perché tematiche come l’invecchiamento e la perdita non fossero già state trattate in passato in video di animazione. Tanto per restare in casa Pixar, cui non sono particolarmente estranei i nostri Abney e Johnstone, basti pensare ad UP.

Ma in questo momento una storia come quella di CANVAS ha un’eco maggiore. Sembra dirci che la memoria è qualcosa di importante che non possiamo permetterci di perdere. E questa memoria è rappresentata proprio dagli anziani, custodi di un passato cui ci permettono di accedere aprendosi a noi. Un’apertura la loro che non è solo volta al fine di educare e trasmettere, ma anche di imparare e reimparare.

Un momento del cortometraggio. Photo Cr. NETFLIX © 2020

Un momento di CANVAS. Photo Cr. NETFLIX © 2020.

Ancora una volta la chiave di volta per questa apertura è l’amore, sentimento che non a caso proprio di questi tempi ci permette di sopravvivere e andare avanti.

Lasciamoci quindi cullare dalla delicatezza e soavità di questi pochi minuti che racchiudono però un messaggio importante: non rinunciamo alla nostra memoria, non rinunciamo a prenderci cura di chi si è preso cura di noi prima.

Continuiamo a dare amore perché è il modo migliore non solo di sopravvivere, ma soprattutto di vivere.

Francesca Meraviglia

Foto: ufficio stampa Netflix

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