Recensione di Rifkin’s Festival, il film di Woody Allen al cinema dal 6 maggio 2021.

Rifkin's Festival poster ita

La locandina italiana del film Rifkin’s Festival.

SCHEDA DEL FILM

REGIA: Woody Allen
CAST: Wallace Shawn, Gina Gershon, Louis Garrel
DURATA: 92 min.
DATA DI USCITA: 6 maggio 2021
DISTRIBUZIONE: Vision Distribution


RECENSIONE

L’anziano scrittore Mort Rifkin (Wallace Shawn) accompagna la moglie Sue (Gina Gershon) al festival di cinema di San Sebastian, Spagna. Il fermento della manifestazione, la frenetica attività di ufficio stampa della donna per un giovane, fascinoso regista emergente (Louis Garrel) e le fragili basi su cui già poggia un matrimonio in esaurimento porteranno Rifkin a ripensare il suo passato, il presente con Sue e, dunque, il futuro.

Rifkin's Festival. Photo courtesy of Vision Distribution

Una scena del film Rifkin’s Festival. Photo: courtesy of Vision Distribution.

A riaprire i cinema e il Cinema nel 2021 non poteva che essere Rifkin’s Festival, ultimo lavoro di Woody Allen, il più prolifico degli ultimi grandi autori, con la sua scrupolosa ed inderogabile cadenza annuale.
Un film che già nella sua precisa ambientazione cine-festivaliera la dice lunga sulla volontà di Allen di filtrare una nuova auto analisi esistenziale e romantica attraverso la cornice della settima arte ed in particolare del suo amato festival di San Sebastian, che contro-omaggia il regista eleggendolo a film di apertura dell’edizione 2020.

Rifkin’s Festival è il quarantanovesimo lungometraggio alleniano e, come spesso accade negli ultimi anni, affascina ma non sorprende più di tanto, né aggiunge particolari sfumature all’affresco narrativo e filosofico dell’autore: crisi personale e coniugale, pulsione adultera tra idea e messa in atto, scambio interculturale e il dolce logorio nervoso di un festival di cinema in una città sconosciuta.
Logorio che ricade sull’ipocondriaco omino Rifkin, uomo già entrato nella fase pantofolaia, e sulla bella e dinamica moglie Sue. Se poi ci metti un seducente, macchiettistico Garrel a rappresentare la categoria dei vacui e narcisistici registi in erba, allora lo psico-dramma è garantito.

Rifkin's Festival. Photo: courtesy of Vision Distribution

I protagonisti del film Rifkin’s Festival. Photo: courtesy of Vision Distribution.

Allen stavolta proietta se stesso su un monumentale (e mai abbastanza riconosciuto) Shawn, che già nel cult My Dinner With Andre aveva dimostrato ottime qualità di sardonico overthinker, e i suoi turbamenti femminili sull’altrettanto straordinaria Gershon.

Loro sono le colonne, mentre il racconto di Rifkin’s Festival, seppur arricchito da divertenti flashback/sogni del protagonista che diventano omaggi ai registi più amati da Allen e dal vivace microcosmo di San Sebastian, è un sottile ponte tibetano che ci trasporta in un ennesimo loop della mente del grande regista newyorkese. Un limbo sempre acuto, sempre tagliente, sempre capace come pochissimi di accarezzare gli angoli ingarbugliati della psiche ma ormai platealmente ripetitivo.

L’uscita annuale di/con Woody Allen: prenderla o lasciarla. Io prendo ancora.

Luca Zanovello


TRAILER UFFICIALE

Rifkin's Festival (2021) - Trailer Ufficiale Italiano 60"

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