Recensione, poster e trailer di JOURNEY TO THE SHORE, il film di Kiyoshi Kurosawa in streaming su MUBI. 

La locandina internazionale del film Journey to the Shore.

La locandina internazionale del film Journey to the Shore.

SCHEDA DEL FILM

TITOLO ORIGINALE: Kishibe No Tabi
REGIA: Kiyoshi Kurosawa
CAST: Yu Aoi, Tadanobu Asano, Akira Emoto
DURATA: 128 min.
PIATTAFORMA: Mubi


RECENSIONE

Mizuki è un’insegnate di pianoforte. Un giorno suo marito Yusuke, morto annegato tre anni prima, torna nel mondo dei vivi per passare del tempo con lei. Insieme compiranno un viaggio attraverso il Giappone, un viaggio verso le separazione definitiva (forse?).

Lo rende disponibile la piattaforma Mubi il piccolo gioiello del regista giapponese Kiyoshi Kurosawa, da vedere in queste giornate di quarantena dal tempo dilatato, immobile, eterno. Eterno come la morte, o come l’amore. Di questo tratta il film, argomento universale e antico, affascinante e pauroso, astratto ma reale, trattato da sempre da scienziati, chimici, filosofi, scrittori, e naturalmente registi: il ritorno dei morti. Sarebbe materia da trattato, ma questa è solo una recensione, quindi mi limiterò a citare, per assonanza poetica e vicinanza temporale (e come consiglio per chi non si fosse ancora fatto il regalo di vederlo) A Ghost Story di David Lowery, altra preziosa scoperta che ha fatto fatica a uscire nelle nostre sale ma di cui molto facilmente ci siamo innamorati. Lo stesso vale per Journey to the Shore, pellicola che mette in scena una nuova forma di morte, e una nuova forma di amore.

Tutto di questa pellicola è come sospeso, dalla musica, al colore e alla patina della fotografia, alla recitazione delicata e incisiva dei due attori protagonisti. La scrittura è quasi invisibile eppure di ferro, ci sono la giusta dose di suspence e romanticismo e quasi niente è fuori posto. Si era mai visto un road movie d’amore e di fantasmi?
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Una scena del film Journey to the Shore. Photo: courtesy of mk2 films.

Colpisce come il regista riesca a ricreare la quotidianità degli amanti anche se ormai provenienti da due mondi non solo diversi, ma opposti. L’inquietudine, l’angoscia e il surreale qui lasciano spazio a una profonda calma e tranquillità, a una vita di piccole gesti e gesti comuni che gli amanti ritornano a fare. Ci sono ancora scarpe da lasciare fuori dalla porta, abbracci, partenze con valigie, cene e pranzetti a due, gelosie, sorrisi, e si fa l’amore in carne ed ossa.

Perché il mondo dei vivi e quello dei morti sono più connessi di quanto crediamo, mondi che sembrano non avere porte ma solo tende attraverso cui chi ci ama può tornare da noi.

E sebbene il viaggio che i due amanti compiono dovrebbe essere quello che porterà il morto a distaccarsi dal vivo, Kurosawa mette in scena esattamente il contrario: è il morto che accompagna il vivo in un viaggio di accettazione e separazione necessario, più per chi abita ancora questo pianeta, che per chi è ormai fatto di una materia a noi ancora sconosciuta.

Ma chi sono i veri fantasmi? Solo perché la nostra immagine si riflette ovunque non significa che siamo vivi.

Nessuna consolazione alla fine del viaggio, solo una grande nostalgia, un senso di vuoto, una nebbia bassa che sfuma con l’arrivo del giorno. Perché siamo sempre lì: al buio ci si assuefà molto più facilmente che alla luce, e dopo un po’ l’essere umano si abitua a tutto, anche a perdere per sempre la persona che ama. Ma se manteniamo aperta una fessura, e proprio lì quella persona riesce ad infilarsi e a rifarsi viva in tutti i sensi per darci la possibilità di passare altro tempo insieme, il senso di vuoto a posteriori sarà direttamente proporzionale. Enorme, in poche parole. Perché perdere la persona che amiamo una volta è doloroso. Ma vi immaginate perderla due volte cosa significhi? Eppure, nessuno avrebbe il cuore per rinunciare a una possibilità del genere.

Margherita Giusti Hazon


TRAILER INTERNAZIONALE

Journey to the shore - Trailer

 

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