Ma se domani... > La 62° edizione della Berlinale

berlinale poster

Dopo esserci scaldati, facciamo un bel respiro e iniziamo a raccontare le nostre imprese berlinesi, nella morsa del gelo e di uno dei più importanti, organizzato e antico festival del cinema europeo. Non c’è che dire, la quantità di star è direttamente proporzionale al numero di proiezioni che, con precisione tutta nordica, sono riusciti a programmare in soli dieci giorni. I numeri sono da capogiro (700 pellicole), i nomi pure, però qualche film un po’ debole, delle sorprese e sporadici fischi ci sono stati.

Come da tradizione, essendo il nostro primo giro in Berlinale, abbiamo lasciato ai big del settore la cronaca quotidiana della kermesse e ci siamo riservati qualche proiezione curiosa, un assaggio di un po’ tutte le categorie (non solo in competizione) e momenti a passeggio per i luoghi che ci stanno ospitando.

Una volta conclusa la salita in scala mobile dell’immensa stazione di Potsdamer Platz, colti dalla notte, dalle temperature minime (e impegnative) e da una sorta di nevischio che non aveva alcuna intenzione di infastidirci, abbiamo iniziato la nostra avventura avvolti dal silenzio, dalle luci e da un’atmosfera forse ancora più magica.

Quindi, partiamo così, con qualche immagine notturna ma davvero calda:

I luoghi della Berlinale

Ed ora possiamo dedicarci alla incredibile avventura berlinese, dandovi una panoramica della nostra eplorazione delle categorie presenti alla kermesse:

COMPETITION

Bel Ami – Grande attesa per il red carpet dell’ex vampiro Robert Pattinson tanto amato dalle teenager di tutti i continenti, che a Berlino è apparso sottotono e quasi impacciato durante la presentazione del film che avrebbe dovuto riscattarlo dimostrando al mondo le sue abilità recitative. A me i dubbi permangono anche perché al suo fianco vi erano dame abili nell’indossare un costume e recitare parti di alta letteratura (il frutto delle mie meditazioni lo trovate qui).

Dictado – Vale la pena menzionare una proiezione stampa persa che pare detenga ad oggi un record negativo, o forse dovremmo dire d’ilarità. Dictado (tradotto in Childish Games) è un film spagnolo, un thriller pseudo-piscologioco con risvolti che dovrebbero avvicinarsi al demoniaco che sembra abbia intrattenuto la gente in platea con inattese e soprattutto non previste risate. Insomma, non si sentiva parlare d’altro, quindi ci pare dovuto  citare il record e dedicare un approfondimento.

Extremely Loud And Incredibly Close – Quando si entra ad alcune proiezioni si sa esattamente a cosa si va incontro e questa pellicola non ha fatto eccezione. Opera americana, drammatica, basata su un planetario best seller strappa lacrime che narra di una famiglia felice, di un padre che muore (e non un giorno qualunque bensì l’11 settembre 2001) e di come il figlio superi la perdita. Ci riesce brillantemente, ma non prima di aver premuto tutti i tasti che fanno affogare anche i più impavidi in una valle di lacrime. Inutile lamentarsi e criticare, questo era il prodotto promesso, quindi seguirete per tutta Manhattan il piccolo Oskar e se ciò equivarrà a trafiggervi il cuore con un paletto, evitate l’ingresso. Se siete insicuri invece qui trovate la recensione più estesa.

Haywire Tradotto nel nostro paese, per qualche strano motivo, in “Knockout – Resa dei conti” e tra pochi giorni nelle sale, l’ultimo film di Soderberg ha un cast da mal di testa che si è presentato in buona parte qui a Berlino. Questa pellicola stile Mission Impossible ha come protagonista la versione in gonnella ed incattivita di Ethan Hunt che non risparmierà colpi ad un bel po’ di ometti celebri. Delicato, ben ritmato e avvolto da una tanto soffusa quanto calda luce, ci fa attraversare l’Europa a caccia del traditore di turno. Proprio così, ennesimo action-spy movie, seppur di classe, made in USA che ci piace anche se non aggiunge nulla di nuovo ad un genere ultimamente davvero prolifico. Qui i nostri pensieri.

Jayne Mansfield’s Car – La nuova settimana è iniziata con il film in concorso Jayne Mansfield’s Car, quarto lungometraggio in cui Billy Bob Thornton indossa la duplice veste di attore e regista. Lascio a voi tutte le supposizioni ed i gossip legati all‘esordio alla regia di qualche giorno fa della sua ex-moglie, con peraltro un film che nonostante l’insipida accoglienza dell’intellighenzia pare non fosse per nulla male, mentre noi ci concentriamo su questo gioiellino. Non c’è infatti nulla da  dire, gli americani sono avanti! Billy Bob ci convince: ci fa morire dal ridere, ricrea un’America che forse non è del tutto scomparsa, ci fa sudare nel profondo sud degli Stati Uniti grazie anche ad una fotografia caldissima e luminosa, e si porta a casa sonori applausi da un cinema tanto enorme quanto gremito non solo di noialtri bensì pure di entusiasti e sorridenti suoi colleghi. Le nostre impressione sono qui.

Shadow DancerSiamo nel Regno Unito, parliamo di un pezzo della loro storia recente, l’annoso problema dell’IRA e lo spinoso rapporto con gli Irlandesi. Facciamo  un passo indietro di un paio di decadi per seguire il bello e tenebroso Clive Owen, alle prese col reclutamento di una talpa tutta particolare. Nulla sarà come sembra e soprattutto chi sarà il vero perdente? Ben confezionato, molto trasversale, troppo pacato. Qualche riga in più qui.

Sister – Opera seconda di Ursula Meier che ha saputo talmente stupire la giuria della Berlinale da necessitare un premio ad hoc. La cineasta franco-svizzera ci porta sulle sue montagne per raccontare la storia di Simon (un bambino cresciuto troppo in fretta) e di Louise (una donna irresponsabile). Tristezza e squallore alle pendici del monte si contrappongono a ricchezza e sfarzo in cima, i due mondi si toccano e scontrano senza mai mescolarsi. Interessante raffronto e racconto di una infanzia mancata il cui approfondimento meditato a lungo lo trovate qui.

The Iron Lady – Una delle donne più attese alla Berlinale è stata Meryl Streep, insignita dell’Orso d’Oro alla carriera ed il cui ultimo film gareggia nel concorso lungometraggi. A casa nostra la pellicola è già arrivato nelle sale, quindi noi ci siamo potuti godere gli eventi collaterali, però suggeriamo a coloro che non hanno ancora avuto occasione di vedere questo film, di meditare una gita al cinema e nel mentre segnaliamo il nostro scritto dell’epoca perché una interpretazione così sopra le righe, a nostro giudizio, merita di vincere i premi più ambiti.

PANORAMA

Dollhouse – Una corsa verso altra piazza dal nome altisonante, la perdita di una proiezione, il privilegio di un boccone tranquillo sotto la torre della televisione più famosa della città (siamo ad Alexanderplatz) per poi gustarci cosa possano combinare dei giovani (non troppo adulti e decisamente problematici) in una casa senza controllo parentale. Tante le metafore quante le perplessità che questo lavoro suscita in noi. Ne parleremo più avanti…

Elles – Juliette Binoche ha il suo pubblico ed è un nome di forte richiamo, parlare di prostituzione studentesca incuriosisce sempre, il persistente chiacchiericcio che dice tutto ed il contrario di tutto rende la visione di questo film quasi un must. Nessuno scandalo, argomento peccaminoso trattato con massima sobrietà, ma qualcosa manca e noi ci distraiamo… a questo link le nostre impressioni meditate molto a lungo.

Iron Sky – Il nostro primo giorno di festival è iniziato con uno dei film più attesi e non in competizione (!) di questa 62ma edizione: Iron Sky. Chapeau a tutti, dagli sceneggiatori agli attori, ovviamente alla regia, e perché no, pure alla Berlinale, al suo popolo unitamente a finlandesi e australiani. Avventura spaziale e a spasso sul lato oscuro della luna che merita una paginetta tutta sua!

L’âge Atomique – Esordio nel mondo del lungometraggio per la giovane figlia d’arte Héléna Klotz che, grazie all’ambiente in cui è cresciuta, ci propone un film su un argomento non nuovo ma con una fotografia notevole e dimostrando sicurezza dietro la macchina da presa. Vincitrice del premio FIPRESCI, presente in molti festival (anche il nostrano Milano Film Festival 2012) a noi la trama e soprattutto la gestione del tempo non hanno fatto impazzire. Qui il nostro post.

Keep The Lights On – Ottimo prodotto, curato nel dettaglio, con una fotografia convincente  soprattutto nell’assecondare i vari stati d’animo. Non sdogana però nulla di nuovo se non l’ennesima storia di amore gay. Ciò non sconvolge più nessuno, quindi felici che i tempi siano cambiati ci domandiamo quale fosse l’elemento che ha reso particolarmente unico questo ben ritmato film che ricorda un puntatone di “Queer as Folk”.

BERLINALE SPECIAL GALA

La Chispa de la Vida – Incredibile, inaspettato, tanto sudato quanto appagante film di Alex De la Iglesia. Alla presenza di regista e cast ci siamo trovati in un teatro enorme e gremito di fan ad assistere al red carpet della bella Salma Hayek che non si è fatta intimorire dal freddo ed ha dedicato davvero molto tempo ai suoi ammiratori. Il film è una commedia grottesca e detiene il mio personale record di risate a questa Berlinale nonostante il leit motiv sia di disarmante e drammatica attualità. Il nostro approfondimento lo trovate qui

Young AdultL’ultima commedia del figlio prodigio, Jason Reitman, è perfettamente in linea con la precedente filmografia: attenzione ai dettagli, protagonisti sempre in primo piano, ma questa volta la risata è veramente amara e sporadica. Storia della caduta (o forse sarebbe meglio dire della decadenza) di una generazione (la mia, che concide con quella del regista) che si illude di essere emancipata e avere tutto mentre invece è drammaticamente perdente e depressa. Charlize Theron convince come sempre e ci offre una bella interpretazione di un personaggio che si potrebbe portare anche a Broadway.

BERLINALE SPECIAL

I, AnnaPresentato come thriller, dotato di un cast accattivante, questo film è di fatto un dramma en travestì. Cosa vuol dire essere una donna con un passato alle spalle che vuole rimettersi in gioco oggi? Orgoglio, imbarazzi, pregiudizi e insonnia, sino a quando pare si venga infine ripagati per aver tenuto duro, a meno che fosse tutto un castello in aria..

Side by Side – Documentario prodotto e condotto da Keanu Reeves in cui il celebre attore intervista registi e colleghi sull’evoluzione del fare cinema. Nell’arco di un secolo si è passati dalla pellicola al digitale e soprattutto negli ultimi anni il processo innovativo ha subito una grande accelerata che ha generato in molti non poche perplessità tra le quali il problema dell’archiviazione. Una abbondante ora in compagnia dei grandi che hanno contribuito a questa evoluzione, da James Cameron ed i suoi prototipi, ai fratelli Wachowski, passando Scorsese o Lars Von Trier. Intrigante, non soporifero, ricco di sorprese a partire dall’intervistatore, peraltro presente a Berlino.

FORUM

Avalon – Appartenente alla sezione dedicata a giovani avanguardie ed altre estravaganze, questo bizzarro mediometraggio vichingo è dedicato ad un gruppo di sballati di mezza età che sembrano intrappolati negli anni ’80. Durante i giorni precedenti l’inaugurazione dell’omonimo locale (lounge, pardonez-moi!) è da non credere quanti comportamenti irresponsabili riescano a porre in essere. L’idea è davvero buona, la proiezione stampa detiene un bel record di fughe alla ricerca di riparo in altra sala. Peccato…

Kashi – Più volte abbiamo espresso il nostro amore per il cinema orientale e ad ogni kermesse ne siamo attratti, quindi qualche pellicola non ce la facciamo mai mancare anche a rischio di arrivare alla prossima edizione del Far East Film Festival avendo già goduto di qualche anteprima. Questa volta la sorte ha voluto assistessimo ad un dramma che non provoca risate, neppure amare. Di lunghezza contenuta, con qualche pecca ma che si lascia guardare, “Chocked” viene presentato come una commedia nera, anche se di nero c’è solo il futuro dei protagonisti e il nostro umore che, con il trascorrere dei giorni, continua ad essere buttato giù da tante pellicole dal messaggio veramente triste.

GENERATION

Comes A Bright Day – Quando si dice un piacevole imprevisto! Esci da una proiezione in ritardo, scopri per caso vi sia infine una commedia in sala attigua, ma dedicata all’Industry, posto che parallelamente al Festival vi è il più grande market del cinema europeo, ma basta una frase sentita male e una replica ironica per ritrovarmi “ospite” alla visione di questa black comedy made in Britain. Pochi i personaggi, pressoché una location, adatto ad un palco, una manciata di attori. non sbancherà i botteghini, ma piacerà.

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